Le stragi nazifasciste

Durante la seconda guerra mondiale il comune di Fivizzano è stato al centro di alcuni tra i più efferati eccidi perpetrati dalle forze nazifasciste nel 1944. Rilevante crocevia per le linee di comunicazione che conducono all’Emilia Romagna e alla Garfagnana, il territorio fivizzanese diventa un’importante retrovia nell’estate 1944 con l’avanzare dell’esercito anglo-americano e la successiva stabilizzazione del fronte lungo la Linea Gotica. Di qui l’esigenza da parte degli occupanti tedeschi di tenere sotto controllo la zona, per garantire l’efficienza delle comunicazioni e dei rifornimenti diretti al fronte. Le frazioni di Mommio, San Terenzo Monti, Bardine di San Terenzo, Vinca e Tenerano sono le più colpite dalla ferocia nazifascista, che causa la morte di più di 400 civili su tutto il territorio comunale.

Nella primavera del 1944 il territorio di Fivizzano e Casola vede il sorgere di alcune formazioni partigiane, che si servono dell’area di lancio di Massicciana, a nord del paese di Mommio, per ricevere rifornimenti dagli Alleati. Il 4 maggio circa 2000 uomini tra tedeschi e italiani rastrellano la zona calando dal Passo del Cerreto e salendo da Fivizzano. Dopo un breve scontro a fuoco con i partigiani, i rastrellatori si impadroniscono di una notevole parte del materiale aviolanciato a Massicciana, che trovano anche all’interno dell’abitato di Mommio. Proprio quest’ultimo ritrovamento identifica il paese di Mommio come “ribelle”: le abitazioni vengono incendiate, il bestiame ucciso o razziato. Le donne e i bambini non sono oggetto di violenze, al contrario vengono rintracciati e catturati gli uomini: alcuni, compreso il parroco, sono fatti prigionieri, mentre 22 vengono uccisi a Mommio e nella casa cantoniera del Passo del Cerreto.

Ma è nell’agosto 1944 che si assiste ad una vera e propria escalation di violenza. Il 17 del mese, nella frazione di Bardine di San Terenzo, uno scontro con i partigiani causa la morte di sedici militari tedeschi. Due giorni dopo, i tedeschi ritornano a Bardine con 53 prigionieri provenienti principalmente da un rastrellamento operato in Versilia la settimana precedente; vengono legati ad alberi, pali, vitigni col filo spinato e successivamente uccisi con un colpo di pistola alla testa. Nella vicina San Terenzo Monti, in località Valla, vengono rastrellate e rinchiuse 106 persone, che in tarda mattinata vengono falciate a colpi di mitragliatrice. Si salvano solo tre persone: due riescono a fuggire poco prima della strage, mentre una bambina sopravvive ferita sotto i corpi delle altre vittime. 

Il 24 agosto le forze nazifasciste investono la valle del Lucido con un’operazione di rastrellamento che devasta ogni paese della zona. A Gragnola vengono fucilati nove uomini, ma è a Vinca che la furia omicida tocca la sua punta massima. Dal 24 al 27 agosto vengono uccise tutte le persone che si trovano in paese, in maggioranza donne, bambini e anziani: alla fine si contano 142 vittime per il paese di Vinca, numero che raggiunge il totale di 174 con le altre vittime della valle. 

Infine Tenerano, già colpita dal rastrellamento di agosto (tre vittime accertate), è teatro di un altro massacro il 13 settembre. Al termine di un’operazione antipartigiana condotta sulle alture del paese con esito negativo, le forze tedesche si accaniscono sui civili, sterminando due famiglie, Antoniotti e Forfori, per un totale di 10 vittime.

La memoria dei tragici avvenimenti è ancora molto viva tra la popolazione delle località colpite, sono sorti nel dopoguerra numerosi monumenti e lapidi dedicati ai caduti e vengono organizzate cerimonie commemorative in occasione degli anniversari: a San Terenzo Monti un museo ricorda la strage del 19 agosto 1944.

Per i sacrifici e le sofferenze subite il comune di Fivizzano è stato insignito della medaglia d’oro al valore civile e della medaglia d’argento al valor militare.

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Postato il

11 Gennaio 2022